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Podcast: Benvenute e benvenuti in una terra tra le acque, la magia segreta del “Basso Milanese”

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STORIA DEL TERRITORIO E SUE TRASFORMAZIONI

Ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili, una storia di Milano e oltre Milano

Mediolanum, la città al centro della pianura. Quante volte abbiamo sentito parlare di Milano e dell’antica Mediolanum in questi termini a partire dall’origine del suo nome? Tale interpretazione, la quale si rivela quella giusta in un mare di tradizioni che rimandano l’etimo del topononimo ad altre origini e sulle ragioni delle quali non ci soffermeremo qui, richiede, tuttavia, un approfondimento che ci permetta di cogliere pienamente il senso storico e geografico di un toponomi che mai fu tanto azzeccato.

Se osserviamo la posizione della città su di una cartina abbastanza ampia da farci scorgere l’intera regione al centro della quale essa sorge, non possiamo non notare come essa sia ubicata quasi a metà strada fra il Ticino ad ovest e l’Adda ad est, nonché fra gli Appennini a sud, le cui ultime propaggini finiscono per stendersi sulla fertile bassa pianura in provincia di Pavia, e le Prealpi e le Alpi a nord, il cui severo e maestoso profilo, con le inconfondibili Grigne e il Resegone, sovente si può scorgere alle spalle dei moderni grattacieli meneghini.

Un punto centrale, dunque, che si pone come elemento di convergenza e, contemporaneamente, di irradiazione di percorsi viari, siano essi di terra o fluvio- lacuali, in ogni direzione. Ma c’è di più: se alla cartina geografica sovrapponiamo una cartina geologica, ci accorgiamo di un altro fatto: Milano si sviluppa precisamente lungo la cosiddetta “linea delle risorgive”, ossia presso il punto di contatto fra l’alta pianura, caratterizzata da un terreno ghiaioso che dà vita ad un paesaggio maggiormente brullo e la bassa pianura, la cui natura argillosa delle terre rende queste ultime umide e più adatte all’agricoltura. Nel punto in cui l’alta e la bassa pianura si toccano, le acque sotterranee che dalle Prealpi scendono al disotto del terreno ghiaioso, profondamente permeabili, incontrando il terreno argilloso e impermeabile, fuoriescono dando vita ad innumerevoli risorgive, quelle polle d’acqua che gli umani, nel corso dei secoli, già forse in età preromana, hanno iniziato a utilizzare creando i cosiddetti “fontanili”, ossia dei punti di captazione delle acque laddove esse fuoriuscivano. Grazie all’irreggimentazione di tali acque ed al loro utilizzo razionale, il territorio conoscerà uno sviluppo agricolo tale da rendere il sud Milano una delle aree più fertili del Pianeta insieme al delta del Mekong. Tale processo culminerà nel pieno medioevo con lo sviluppo delle marcite, ossia il sistema di allagamento superficiale dei prati grazie al quale essi potevano venire preservati dalle gelate invernali, permettendo così di ricavare un numero anche sette volte superiore di foraggio, rispetto ai sistemi ordinari, che andrà ad alimentare le mucche il cui latte è all’origine della grande invenzione dei monaci dell’ Abbazia di Chiaravalle, il Grana Padano.

Oltre a ciò, non dobbiamo poi dimenticare che almeno dall’età romana – quando l’ Olona viene deviato all’altezza di Rho per poter entrare nel centro abitato, dove prenderà il nome di Vepra sino ad un certo tratto e poi di Vettabbia ( termine derivato probabilmente dall’aggettivo latino “vectabilis”, riferito ad un canale su cui si puà trasportare merce)- il territorio milanese è interessato anche dallo sviluppo di una viabilità fluviale in grado di metterlo in comunicazione, attraverso le vie d’acqua della pianura padana, con mondo adriatico e mediterraneo. A partire da dal primo reticolo preromano e romano , con il grande decolle medievale e moderno della città, lo sviluppo del sistema dei Navigli, dapprima il Naviglio Grande, a seguire la Martesana e il Naviglio Pavese, faranno sempre più di Milano una vera e propria città d’acqua che solo la miopia delle classi dirigenti del primo novecento, in ossequio alla nuova civiltà dell’automobile, riusciranno, seppur parzialmente, a cancellare. Rimangono, testimoni per fortuna non mute, di altri tempi ed altri spazi, le grandi abbazie che si svilupparono a partire dal XII secolo intorno alla città, due delle quali ubicate entro i confini dell’ Ecomuseo della Vettabbia e dei Fontanili, la già citata Chiaravalle, la cui torre, la celebre “Ciribiciaccola”, troneggia col suo rosso-arancio che si staglia fra il verde dei prati e l’azzurro del cielo, e l’Abbazia di Viboldone, poco lontana da San Giuliano Milanese, con i suoi affreschi e la sobria bellezza del cotto, non lontana dall’omonima frazione che tuttora conserva i tratti distintivi tipici del borgo rurale milanese.

In sintesi, il territorio milanese, e in particolare il sud Milano, presenta una ricchezza ed una complessità storica, geografica e ambientale per molte e molti, forse, insospettabile: se già il territorio comunale costituisce il secondo comune agricolo d’ Italia, la città metropolitana, e in particolare il sud-est milanese, danno vita ad un’ulteriore e connessa cintura verde che nel futuro si rivelerà strategica per la pianificazione di un nuovo e più attento sviluppo sociale e economico.

Oggi, in un tempo in cui la crisi climatica si manifesta in maniera inquietante e la nuova sensibilità ecologica è sempre più diffusa, è venuto il momento di tornare a valorizzare quella città d’acqua che, all’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo, emerge qua e là in un canale di periferia, in un fontanile, in uno stagno ricavato da qualche cava dismessa, una città ed un territorio che, forti di un passato trimillenario, proprio grazie ad esso potranno affrontare in maniera sostenibile il futuro.

Ennio Cirnigliaro
Ennio Cirnigliaro

Ennio Cirnigliaro è nato a Genova nel 1974. Archeologo per professione e vocazione, indaga il presente con quella particolare chiave di lettura “stratigrafica” propria di chi ha l'abitudine di inserire i fenomeni singoli in un più ampio contesto.
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