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Santa Maria in Calvenzano

Santa Maria in Calenzano

La chiesa di Santa Maria Assunta in Calvenzano è la chiesa parrocchiale di Vizzolo Predabissi, nell’arcidiocesi di Milano; fa parte del decanato di Melegnano.
L’edificio costituisce il più importante monumento protoromanico del territorio milanese, e possiede uno dei più rilevanti cicli scultorei romanici in Italia.
Secondo la tradizione, la località di Calvenzano presso Vizzolo corrisponderebbe a quell’agro Calventiano dove, nel 564, fu ucciso il filosofo Severino Boezio; ricerche recenti hanno tuttavia smentito questa convinzione; e una lapide sulla parete della chiesa ricorda che Severino Boezio qui soggiornò e scrisse il De Consolatione Philosophiae nel 525 d.C.

Il sito del complesso è fondato su una fortificazione romana posta a presidio della Via Pandina, strada antica, per lo più ancora esistente che congiunge Melegnano a Pandino, con un’interruzione all’attraversamento dell’Adda.
Qui sorse nel IV secolo una piccola cella memoriae forse dedicata ad un martire. Più tardi, in epoca carolingia, sorse un luogo di devozione.

Il primo documento scritto in cui la chiesa viene citata risale al 1090: si tratta della donazione della chiesa e delle terre circostanti fatta ai benedettini cluniacensi da tre nobili melegnanesi, vassalli dell’arcivescovo di Milano Anselmo III. La chiesa citata nel documento sarebbe sorta probabilmente intorno al 1040, costruita sui resti della precedente costruzione altomedievale. Una bolla del 1095 di papa Urbano II cita esplicitamente l’esistenza di un priorato cluniacense a Calvenzano. Il monastero ebbe in seguito varie vicissitudini, fino alla sua soppressione avvenuta il 20 luglio 1769 per ordine dell’imperatore Giuseppe II quando fu trasformato in cascina e la chiesa, sconsacrata, fu adibita a deposito di formaggi, andando incontro a un rapido degrado.  La chiesa venne restaurata nella seconda metà del XX secolo, per iniziativa della sezione milanese di Italia Nostra e del Rotary Club di Milano-Melegnano. La basilica, al termine del restauro, è stata riconsacrata dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1999 e riconvertita a parrocchia.

Particolare - Santa Maria in Calenzano

La facciata, a salienti conclusa superiormente da un timpano quattrocentesco, denuncia all’esterno la presenza di tre navate di altezza diversa. Nella sua parte inferiore cinque archi sono indizio della presenza di un nartece, con ogni probabilità solo previsto e mai eseguito; sopra il portale, in alto si apre una serliana affiancata da due finestrelle.

L’arco del portale principale, in pietra di Saltrio, è ornato da un importante ciclo scultoreo romanico, di scuola comasca, databile alla prima metà del XII secolo: in esso sono rappresentate nove scene dell’Infanzia di Gesù.

All’esterno della chiesa altre le decorazioni romaniche sono nel fianco settentrionale e nell’abside maggiore.
L’interno presenta tre navate divise da pilastri e tre absidi. Mentre le navate laterali sono coperte da volte a vela, quella maggiore presenta una copertura a capriata di legno; non è da escludersi, vista la presenza di paraste rimaste interrotte, che in origine fosse previsto di coprire anche la navata maggiore con volte in muratura.

Della ricca decorazione ad affresco che un tempo ornava le pareti resta oggi solo la pregevole Incoronazione della Vergine nel catino dell’abside maggiore, risalente alla prima metà del XIV secolo e attribuibile allo stesso autore degli affreschi di Viboldone (forse il fiorentino Giusto de’ Menabuoi).

Come raffigurato nell’immagine le pietre utilizzate nella costruzione sono dei mattoni di “reimpiego”, così come si usava nei tempi antichi la disposizione dei mattoni era “a spina pesce” (opus spicatum). Questa disposizione dei mattoni serviva non solo a decorare, ma anche a riutilizzare differenti tipi di mattoni, provenienti da costruzioni precedenti o da crolli.