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Castello di Peschiera Borromeo

Sommario

Breve storia del Castello
CASTELLO PESCHIERA BORROMEO

Il Castello di Peschiera Borromeo vide le sue origini “addì 10 novembre 1434” quando “Vitaliano Borromeo ottiene dal duca Filippo Maria Visconti libertà di fortificare con fossa, ponti e porte il suo palazzo detto La Peschiera”, anche se alcuni documenti fanno risalire la fondazione già nel 1422. Il documento fu redatto in un periodo storico di grandi tumulti e la fortificazione fu eretta con pretesti di ordine militare.
Tuttavia, il palazzo a cui si fa riferimento era all’epoca un insediamento rurale, ossia una cascina e si suppone che il vero scopo della fortificazione da parte di Vitaliano Borromeo, fosse quello di elevare il nome del casato e il prestigio della sua famiglia ad un rango superiore.
Il monumento, caratterizzato da un fossato alimentato da acque sorgive e da quattro torri, ha attraversato i secoli come castello e non come cascina fortificata. Si ritiene comunque che in qualche evento bellico il castello dovesse essere stato coinvolto in quanto, durante alcuni lavori di restauro

per far scorrere nuovamente l’acqua nel fossato, del 1929, vennero ritrovate alcune palle di pietra. Si ritiene che, vista la posizione poco strategica, fosse usato principalmente come alloggio dell’esercito, anche se alcuni studiosi ipotizzano che lo Sforza avesse atteso in questo luogo, nei primi mesi del 1450 l’arrivo della delegazione milanese che veniva ad offrire la resa e il Ducato di Milano. Il tiepido talento militare della fortezza terminò quando gli spagnoli, durante il loro dominio, fecero troncare le quattro torri laterali, temendo che queste rappresentassero potenziali focolai di ribellioni.
Con, Vitaliano Borromeo, figlio adottivo di Giovanni Borromeo, fu anche fondato il “Banco Filippo Borromeo & Compagni di Bruges” che annoverava una filiale a Londra attraverso la quale avviò il commercio di bestiame verso l’Italia, in particolare cavalli e cani, che avevano i loro canili a Peschiera, dando inizio ad un florido commercio sul territorio. Dopo la morte di Vitaliano, il 12 maggio 1461, Francesco Sforza conferisce a Filippo Borromeo il titolo di Conte di Peschiera. Non si è certi che San Carlo Borromeo (1538-1584) abbia abitato nel Castello di Peschiera, anche se sembra alquanto probabile in forza di alcune tracce sullo stemma del casato. Ciò che appare certo è che nel 1567 il santo decise di rinunciarvi a favore dello zio Giulio Cesare, che ne divenne proprietario. La più radicale opera di modifica avvenne su iniziativa di Renato Borromeo, primogenito di Giulio Cesare, che trasformò la fortezza dall’aspetto militare in una dimora residenziale. Inoltre, si ritiene attendibile che oltre alle opere di abbellimento, Renato abbia apportato anche modifiche strutturali, infatti ancora oggi il territorio agricolo di Peschiera è abbondantemente irrigato dalla Roggia Renata, a cui lui diede vita; roggia che, partendo dal Naviglio della Martesana, copre tutta la zona circostante il castello.

Stemma Castello BorromeoIl pronipote Renato III fu tra i più grossi proprietari terreni della Lombardia: possedeva 90.000 pertiche; da qui nacque la “provincia di Peschiera” di cui il castello era il fulcro centrale.
Così rimase fino al 1828, quando Carlo V cominciò a vendere i possedimenti; rimase di proprietà della famiglia il castello e i fabbricati rurali, con un’estensione di circa 3.000 pertiche.
Di seguito anche questi possedimenti furono venduti e riacquistati poi da Gian Carlo Borromeo con atto datato 31 dicembre 1926, il nuovo proprietario diede nuovo lustro alla tenuta con lavori di restauro che durarono fino al 1940. Il castello è tuttora di proprietà della famiglia Borromeo.
Nel 1963 il comune di Peschiera Borromeo deliberò di inserire il proprio stemma il motto “Humiliatis” traendolo dallo stemma Borromeo e legandosi ancor più al prestigio della famiglia e del monumento intorno al quale si è sviluppata la città di Peschiera Borromeo.

Gli esterni del Castello

Il castello si presenta con una magnifica torre centrale e posto su un pendio artificiale, interamente circondato da un fossato. Dopo un periodo di incuria e arbitrarie trasformazioni, tornato nelle mani dei Borromeo nel 1926, fu avviato un progetto di recupero. La facciata della torre centrale, presenta ora i mattoni originali a vista risalenti al principio del XVI secolo; sono ancora visibili gli archi dello stesso periodo storico sui lati nord e ovest, di scarso pregio artistico. Sono tuttora presenti alcuni motivi araldici di famiglia e due finestre a sesto acuto, oltre che stracce di altre finestre e porte che testimoniano i mutamenti subiti dall’edificio nei secoli. La torre aveva in origine una funzione di protezione e di avvistamento e si erge quadrata e sporgente dalla facciata principale del castello.

Veduta Esterna Castello Borromeo Mirazzano; Castello Borromeo

Le torri rotonde, sono lungo il perimetro esterno del fossato e oggi risultano mozzate (vedi Capitolo 1) e hanno una funzione di belvedere, con scaletta in pietra e ringhiera in ferro. La torre di nordest presenta anche una piccola darsena per l’ormeggio delle imbarcazioni.  La particolarità di essere indipendenti dal fabbricato principale dimostra che le fortificazioni furono edificate quando il complesso cascinale fu trasformato in rocca difensiva. Sul lato orientale del castello sono ancora visibili i camminamenti che portavano alle torri prima che venissero mozzate.
Il lato orientale che scende direttamente nell’acqua, non è affrescato, si suppone che fosse stata edificata con lo scopo di fermare eventuali invasori. Alcuni documenti dimostrano che su questo lato del castello in origine era presente un ponte coperto che scavalcava il fossato. Si pensa sia stato demolito in tempo di guerra per impedire alle posizioni nemiche di impegnare la fortezza. Il fossato, in rovinoso disuso da secoli, venne ripristinato durante i lavori del 1928 che videro impegnate molte risorse per rimuovere stratificazioni di zolle fracide e melma. Durante questi lavori rividero la luce tre grandi mascheroni del ‘500 in pietra scolpita e palle di pietra che testimoniavano momenti di pace alternati a periodi di guerra. Al termine dell’operazione di pulitura ricominciò a sgorgare l’acqua sorgiva, per impedire che questa ristagnasse fu deviata da una roggia un canale con sbocco nel fossato per garantire periodicamente un flusso di acqua corrente.

Tanto il lato nord, quanto il lato occidentale del castello sono visibili motivi ornamentali e affreschi, tuttavia le sovrapposizioni non rendono possibile una datazione e ci dicono che questo lato del castello durante l ‘800 fu adibito ad abitazione rurale, unica traccia dell’impianto originale è il ponte levatoio. In tempi antichi il ponte portava ad un suntuoso giardino all’italiana, oggi, adeguandosi al gusto moderno è ridotto a poche piante e fiori.

Sul piazzale antistante la facciata principale affiorano le fondamenta del rivellino di cui si ha traccia al catasto fino al 1722.

Il cortile, a cui si accede direttamente dalla torre centrale, sul lato occidentale presenta un porticato, mentre sul lato orientale presenta il corpo avanzato della cappella.

Fontana Castello Borromeo

I pilastri che sorreggono il porticato, oggi rivestiti di edera, edificati intorno al 1870, sostituiscono quelli originali in pietra che andarono disperse.

Il porticato stesso, è comunque di epoca successiva, ciò è avvalorato dal muro interno e dal solaio che evidenziano ancora oggi tracce di affreschi dello stesso “Humylitas” sul lato nord del cortile.

 
 

Si pensa sia stato edificato dopo la costruzione della cappella per rimettere l’ingresso sull’asse centrale dell’entrata. Anche il volume esterno della cappella venne alleggerita creando degli archi con colonne e finestre fisse decorative, in continuità con il motivo del portico.
Al centro del cortiletto di destra si può ancora apprezzare un antico pozzetto in pietra di ottima fattura.
Al centro del lato nord campeggia lo stemma di San Carlo Borromeo.

Gli interni del Castello

Cappella Peschiera Borromeo CAstelloOratorio del Castello (la cappella)

La cappella fu costruita tra i primi del ‘500 e in primi anni del ‘600 da Renato I. La datazione è stata ricavata da un quadro rappresentante la Madonna e un guerriero orante (probabilmente Giovanni Borromeo), con cornice in legno di ottima fattura, in perfetta armonia con l’altare, come se fossero stati realizzati per stare insieme; ciò avvalora l’ipotesi che la cappella stessa fosse stata commissionata da Giovanni Borromeo nell’aspetto in cui attualmente si presenta. La volta della cappella, appesa mediante catene alle travature sovrastanti, è decorata con putti di gusto cinquecentesco, oggetti liturgici e musicali e sui lati da un Cristo battezzato da San Giovanni nel Giordano e un San Francesco che riceve le stigmate. L’ingresso è sovrastato da una finestra con colonnina che taglia parte dello stemma sovrastante, forse di epoca successiva, che avrebbe lo scopo di illuminare le celebrazioni domenicali, che iniziarono nel 1781. La cappella segui le sorti del castello nel periodo di decadenza del monumento e fu usata fino al 1927 come luogo di raduno dei bambini per la merenda. Con i lavori di restauro intrapreso dalla famiglia l’oratorio ritrovò l’antico splendore e l’uso a cui era stato inizialmente destinato.

Locali interni del Castello

I lavori di restauro strutturali e di riqualificazione non ridiedero solo vita agli antichi splendori del luogo, ma aprirono nuovi ambienti, aggiunsero camini e sale e ne ristrutturarono di antichi, come la scalinata dell’epoca di San Carlo Borromeo, che conduce ad una piccola anticamera decorata con temi grotteschi del piano superiore, tra le più belle del castello. Sopra la porta che, dall’anticamera conduce al più grande salone del castello campeggiano le iniziali in oro di un eminente personaggio del casato sormontate da una corona e contenute in uno scudo araldico, anch’esso in oro. Tutte le decorazioni risultano risalenti alla fine del ‘500 e dedicate da Renato Borromeo alla moglie Elisa, morta nel 1596. Il salone principale ha un aspetto allo stesso modo imponente e maestoso, con un grande camino centrale e decorato con figure allegoriche contenute in un’iconografia ottagonale che rappresentano concetti morali e figure che ricordano la figura del fondatore del casato Francesco Sforza.

Il secondo salone, con ornamenti databili alla metà del ‘600 raffigurano paesaggi con dominante tonalità verde, che non mancano di buon gusto e di arte. La terza stanza, denominata stanza di San Carlo in quanto negli anni in cui il santo vantava il possesso del castello si racconta che fosse suo uso esclusivo. La stanza riporta nella parte alta figure grottesche del ‘500 e paesaggistiche del ‘600. La dalla seconda fascia le decorazioni risalenti all’800 e risultano di mediocre qualità, atte solo a coprire le pareti rovinate dalle tappezzerie. Dopo una quarta stanza, da una mano rozza che già sente l’influenza barocca, troviamo una stanza che risulta decorata nella seconda metà del ‘600 con le proprietà dei Borromeo: Isola Bella in epoca in cui non era ancora stata edificata la villa, Arona, dove nacque San Carlo nel 1538 e la Villa di Cesano Boscone. Dopo altre due stanze che non rivestono particolare rilievo, la stanza successiva si presenta come una bella testimonianza del gusto settecentesco, ove si alternano ornamenti con festoni di frutta a prospettive paesaggistiche e urbane popolate da distinti personaggi. L’ultima stanza è decorata con dolci paesaggi campestri con acque, colli, case, alberi, e uccelli che invitano al raccoglimento. Al termine di questa lunga fila di stanze si trova una galleria dipinta da mani senza particolare qualità, che oltre alla, consente di accedere elle tribune della cappella senza per questo dover scendere in cortile. Altri affreschi sono presenti in varie parti del castello:

  • Vari piani della torre centrale sono onorati da fregi, stemmi e sigle.
  • Il passaggio dal cortile al giardino rimangono una crocefissione e un fregio cinquecentesco
  • In cima alla scala ottocentesca dell’ala occidentale sono raffigurate imprese araldiche realizzate dal ‘400 fino al 700.

Infine, oltre a ciò ci sono affreschi ancora da scoprire sotto la calce di locali occupati da inquilini.

I mobili oggi presenti sono frutto di una scrupolosa ricerca nel settore dell’antiquariato, in quanto all’epoca del restauro del 1926 il castello si presentava completamente spogliato di pezzi di arredamento.

Sul sito ufficiale del castello è possibile consultare la mappa di tutte le stanze

Lo stemma della Famiglia Borromeo

Stemma Castello BorromeoIl motto Humylitas connota lo stemma della famiglia Borromeo ed è presente in molte stanze del castello. Si ritiene che derivi dalla fondazione dell’opera Pia detta dell’humyliatas da parte di Vitaliano, che distribuiva pane e vino ai poveri a Milano.

Interessanti alcuni particolari dello stemma:

  • La corona fu adottata da Vialiano Borromeo quando fu nominato Conte di Arona nel 1445.
  • Il licorno simboleggia la fedeltà nei confronti del biscione visconteo.
  • Le Fasce di Svevia al centro dello stemma, proverebbero la discendenza dei Borromeo da Federico Barbarossa
  • Il morso d’argento in alto a destra, sta a testimoniare il freno che Giovanni Borromeo detto il giusto, pose alla prepotenza degli invasori svizzeri e gli fu conferito da Gian Galeazzo Maria Sforza.
  • In basso a sinistra i tre anelli intrecciati che simboleggiano l’unione tra i casati degli Sforza, dei Visconti e dei Borromeo.
  • In basso a destra il freno che simboleggia i successi di Gilberto Borromeo nei confronti degli Elvetici
  • Il cedro ricorda la dolcezza del clima verbano.
  • Il cammello associato ad una cesta il pennacchio delle penne si struzzo, rappresenta la pazienza.

Si fa presente che lo stemma cardinalizio di San Carlo Borromeo abbandona tutti i riconoscimenti, conservando solo il motto “Humylitas”.

Riferimenti

Riferimenti:

  • “Il Castello di Peschiera Borromeo” – autore Gian Vico Borromeo
  • “Dante e Giotto, l’umanità di fronte al destino” invito al castello di Peschiera Borromeo – Carmine Picariello, Biblioteca Comunale.
  • Sito ufficiale: https://www.castelloborromeo.it/

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